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  • Foto e video durante l'intervento [Il soccorritore sulla scena del crimine]

    Gentilissimi, mi è capitato recentemente di intervenire al domicilio di un paziente per un sospetto suicidio con arma da fuoco. L'abitazione era chiusa a chiave dall'interno e il paziente, che aveva anche lasciato un biglietto inequivocabile, si trovava in camera da letto con importanti lesioni al cranio dovute allo sparo.
    Il medico della centrale operativa, già prima del nostro arrivo sul target, ci ha insistentemente chiesto, se le condizioni lo avrebbero permesso, di filmare e fotografare tutta la scena con i nostri smartphone.
    Premesso che quanto da noi filmato e fotografato non è poi stato utilizzato in alcun modo e che di fatto è stata accertata la natura autolesiva dell'evento, mi chiedo se questo tipo di comportamento sia lecito o meno; è ipotizzabile qualche tipo di reato nei nostri confronti, o al contrario abbiamo la facoltà di registrare con immagini quella che è la scena al nostro arrivo? Se non altro per tutelare noi stessi da accuse di manipolazioni dell'ambiente... e nel caso sia indicato, cosa dovremmo riprendere con maggiore attenzione?


    Risposta:
    Gentile lettore,
    le sue domande e il suo racconto sollevano una serie di questioni decisamente attuali e interessanti.
    Vado con ordine cercando di portare via, con la risposta, meno tempo possibile.
    Brevemente: uno sguardo alle statistiche Istat sul suicidio in Italia (uno dei paesi europei con il minor tasso di suicidi). Secondo Istat nel 2009 (l'ultimo disponibile) le morti per suicidio sono state 3.975 di cui 881 donne e il resto uomini.
    La modalità prevalente per suicidarsi (sempre in Italia) è l'impiccagione per gli uomini (52,1%) seguito da armi da fuoco e precipitazione. Mentre per le donne i mezzi per uccidersi di solito sono precipitazione (35,1%) e impiccagione (33,4%).
    Non è detto che chi si suicida lasci un biglietto anche se spesso, come nel caso raccontato da lei, lo fa. Fermo restando che ci sono stati biglietti d'addio scritti sotto la minaccia dell'arma poi usata per uccidere la vittima: con un biglietto inscenare un suicidio è più semplice. Ma è comunque molto macchinoso e richiede tempo.
    Sicuramente il fatto che la porta fosse chiusa dall'interno è un elemento che fa propendere per il suicidio.
    Un suicidio in effetti è la scena di un crimine. Il crimine, attentare alla propria vita, non viene perseguito sia nel caso in cui il tentativo fallisca sia nel caso in cui riesca .
    Anche se, in effetti, è capitato che un tentativo di suicidio con il gas abbia comportato una serie di omicidi (colposi, ovvero con colpa ma senza l'intenzione, il dolo, di uccidere) collaterali. In quel caso se chi ha tentato il suicidio sopravvive deve rispondere dei reati contestati.
    Non solo. In genere chi si ritrova a indagare su un suicidio qualche domanda sul perché la persona ha deciso di farla finita se la deve porre. Esiste, infatti, anche l'istigazione al suicidio (il caso, per esempio, di chi, dileggiato su un social network decide di uccidersi: non l'avrebbe fatto se non fosse stato "agevolato" dalle continue cattiverie, schermaglie, prese in giro).
    Il medico di centrale ha fatto una richiesta sicuramente lungimirante. Filmare o fotografare la scena è un modo come un altro per aiutare gli investigatori a stabilire che la persona rientra nella casistica dei suicidi per propria volontà escludendo, quindi, un omicidio.
    Non alterare la scena è piuttosto difficile: il solo entrarvi può alterarla.
    Per quanto riguarda i suoi leciti dubbi sul fatto di poter o meno filmare e fotografare: si può filmare (soprattutto se è arrivata una richiesta che resta su nastro registrato).
    Fotografare e filmare una scena (del crimine, di un presunto omicidio, di un presunto suicidio, di presunta violenza domestica, sessuale) è utile per le indagini. Nel caso da lei raccontato la morte del paziente è stata dichiarata per atti autolesivi e quindi non c'è stato bisogno del materiale da voi raccolto.
    Ma in tanti casi, per esempio la morte di Samuele Lorenzi (a Cogne per cui è stata condannata la mamma, Annamaria Franzoni), sarebbe stato utile: se uno dei soccorritori avesse filmato l'arrivo in elisoccorso, i volti dei presenti, le parole dei presenti, il trasporto da casa all'elisoccorso forse i dubbi sarebbero stati di meno. Non è detto, naturalmente. Come tutti sappiamo la storia non si fa con i se.
    Filmare una scena resta utile anche per chi interviene e lei, infatti, lo sottolinea a ragione: avere una testimonianza in merito al proprio operato è utile nel caso ci fossero accuse di "manipolazione".
    Sul filmare e fotografare nell'ambito di un servizio in ambulanza non ci sono limitazioni. Purché, va da sé, le immagini non vengano divulgate: metterle su Facebook o YouTube, ma anche farle vedere ad amici e parenti non è una buona idea (e chi lo fa potrebbe essere sanzionato o denunciato).
    Per quanto riguarda il cosa e il come filmare e fotografare. Di solito le indagini procedono dal generale al particolare. Volendo si può tenere buona questa regola: se un servizio, già da come viene passato, non vi convince, accendete la videocamera.
    Una volta che siete in zona, magari per il suicidio (lo stesso caso di cui ha parlato lei), fotografate (o filmate, come preferite) il palazzo, la portineria, l'ascensore, la porta di ingresso e una volta dentro la stanza.
    Ciò che importa, in questi casi, sembra piuttosto simile ai vecchi romanzi di Agatha Christie: porte, finestre. Lei, nella sua descrizione della scena, ha centrato il bersaglio: la porta era chiusa dall'interno.
    Luci accese, spente, porte e finestre aperte, chiuse, disordine, ordine, ascensore al piano o no sono tutti indizi che, chi ricostruisce la dinamica dell'evento, non può non considerare.
    Presi singolarmente e a sangue freddo possono sembrare delle inezie o delle cose "da film". In realtà sono fondamentali. Anche la posizione del cadavere rispetto all'arma da fuoco (sempre facendo riferimento al caso da lei proposto) e rispetto alle macchie di sangue è fondamentale.
    E solo per capire se il paziente è vivo o no si rischia di compromettere la scena. Qualcuno che filmi o fotografi è utile. E se le forze dell'ordine vi diranno che la vostra documentazione serve, gliela farete avere. Se invece vi diranno che non serve, pazienza. L'accortezza, in entrambi i casi, è di tenerla per voi (se vorrete archiviarla) o distruggerla.
    Spero di aver fugato tutti i suoi dubbi, ma se ce ne fossero altri o se la spiegazione non fosse chiara, mi faccia sapere che ne parliamo.

    Un caro saluto e buon lavoro.

    Cristina Brondoni




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