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  • Nicola ha perso la sua corsa per la vita



    Nicola Ridolfi, uno dei migliori infermieri professionali del Pronto soccorso dell'ospedale Fracastoro di San Bonifacio, dove lavorava da otto anni, si è spento dopo due settimane di coma: aveva 37 anni.
    Atletico, magro, sembrava il ritratto della salute: così lo ricordano, ancora increduli, i colleghi dell'ospedale. La mattina del 3 giugno, come spesso faceva, si stava allenando di corsa vicino a casa, a San Gregorio di Veronella, dove abitava da qualche tempo dopo essersi trasferito da Roverchiaretta, quando alcuni passanti lo hanno visto stramazzare a terra, privo di sensi.
    Ambulanza, elicottero e subito in rianimazione al «Fracastoro». Poi, non riprendendosi dal coma, Ridolfi è stato trasferito a Borgo Trento per valutare a fondo il quadro neurologico. Ma il danno cerebrale era purtroppo irreversibile. I medici sembrano escludere che a causare il malore possa essere stato un infarto, e sono più propensi a indicare come causa quella che viene definita «morte elettrica», tipica dell'atleta quando è in campo, cioè in pratica un'aritmia mortale del cuore.

    La sua scomparsa ha lasciato tutti nella costernazione. In ospedale era benvoluto e stimato per la sua grande preparazione professionale: molto motivato, Ridolfi era considerato uno dei migliori del reparto. I colleghi ne ricordano anche le qualità atletiche. Era un grande sportivo, praticava corsa e bicicletta e si stava preparando da un paio d'anni alla Maratona di New York. Avrebbe dovuto partecipare alla celebre corsa già nel 2012, ma la malattia del padre gli aveva impedito di partire. E la stessa cosa era avvenuta lo scorso novembre. Per volontà dei familiari, i suoi organi sono stati espiantati.
    A Roverchiaretta le voci sulle gravissime condizioni di Nicola circolavano già da una decina di giorni. La triste notizia si è diffusa in paese mercoledì sera e ha destato profondo dolore. Un beffardo scherzo del destino per uno sportivo come Ridolfi, che viveva per lo sport e lo praticava regolarmente fin da ragazzino, quando giocava nella squadra di calcio del Bonavigo. In seguito si era appassionato alla corsa e a questa disciplina dedicava molta parte del suo tempo libero.
    Una grave perdita per il paese di origine della famiglia Ridolfi, e sono stati molti i concittadini che, saputa la tragica novità, si sono uniti al dolore di mamma Bruna e papà Olivano, del fratello Andrea e di Silvia, con la quale era fidanzato dal 2009.
    Nicola e la sua famiglia erano molto conosciuti a Roverchiaretta. Il padre, infatti, ha svolto per molti anni attività di volontariato per il Comune e anche il figlio ha dedicato parte del suo tempo libero anche alle attività di volontariato, prima del trasferimento a Veronella per essere più vicino al luogo di lavoro, l'ospedale di San Bonifacio.
    In molti lo ricordano come una presenza fissa il martedì mattina all'ambulatorio medico in piazzetta Unità d'Italia, dove aiutava ad eseguire i prelievi ematochimici. «Un ragazzo allegro e generoso, sempre disposto ad aiutare gli altri», lo ricordano gli amici, con i quali condivideva la passione per lo sport, ancora scossi per quanto accaduto.
    Saranno molte le persone che daranno l'ultimo saluto a Nicola nella cerimonia funebre, prevista per oggi pomeriggio [ieri n.d.r.] alle ore 16 nella parrocchiale di Roverchiaretta. La chiesa difficilmente sarà in grado di contenere familiari, amici, colleghi di lavoro e conoscenti del giovane infermiere. Per questo sul sagrato saranno collocate questa mattina delle sedie e sarà allestito un impianto di amplificazione, per permettere a tutti di prendere parte alla funzione religiosa e salutare Nicola.
    [Fonte L'arena - Gianni Bertagnin]
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