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Lo stress PDF Stampa
 a cura di LaStefi
 Il termine stress indica quell’insieme di complesse modalità con le quali il nostro organismo reagisce ai cosiddetti stressor, ovvero quegli stimoli, esterni o interni, ai quali si cerca di far fronte al fine di recuperare l’equilibrio e mantenere un buon livello di adattamento.
Si avverte dunque un senso di inadeguatezza dinanzi alle continue sollecitazioni che se perdurano portano l’organismo a perdere questa capacità di recupero, conducendo a stati d’ansia, all’esaurimento e a disturbi di ordine psicosomatico.
Di fronte alle situazioni che consideriamo stressanti ciascuno reagisce in modo differente perché gli stressor non hanno lo stesso valore per ciascuno di noi ma anche perché molto dipende da come noi percepiamo la realtà, così: ciò che può essere stressante per alcuni non lo è per altri, così come l’esperienza traumatica non è vissuta da tutti allo stesso modo.
Biagi (Biagi, 1997) riporta la distinzione tra:
eustress: uno stato benefico e positivo di stress che fa da propulsore nella vita per la realizzazione dei nostri obiettivi
distress: è lo stress negativo che provoca paure e frustrazioni
understress: definisce un tipo di stress che causa stati di noia e demotivazione, ansia e malattia
overstress: è quello che si manifesta quando abusiamo di noi stessi per esempio lavorando troppo.
 
Le sorgenti di stress sono distinguibili:
dal punto di vista fisico come nel caso di malattie, ma anche di condizioni ambientali e la violenza;
dal punto di vista psichico il nostro stile di vita dunque la professione che svolgiamo, il consumo di tabacco, di alcol, e droghe, l’alimentazione, il sonno il tempo libero;
dal punto di vista emotivo le tensioni, le aspirazioni, i timori, le invidie, il senso di colpa, lo stato d’ansia…
 
Alcuni stressor a cui i soccorritori sono sottoposti e che contribuiscono a creare elevati livelli di sofferenza emotiva sono in particolare:
-         l’imprevedibilità legata a interventi rischiosi
-         la morte violenta e la vista di resti umani
-         l’impatto con la sofferenza fisica
-         la percezione dell’inefficacia del proprio intervento
-         il coinvolgimento dei bambini, soprattutto in caso di morte
-         le condizioni ambientali in cui si opera specialmente nelle missioni all’estero
Dagli studi di Holmes e Rahe (Darley, 1984) sugli stress causati dagli eventi della vita poi è stata ricava una Scala di riadattamento sociale che vede tra i primi posti:
-         la morte del coniuge
-         il divorzio
-         la separazione
-         la prigione
-         la morte di un familiare
-         la malattia e l’infortunio
-         il matrimonio
-         il licenziamento
e tra gli ultimi posti:
-         le vacanze
-         il Natale
-         le trasgressioni della legge di piccola entità
 
Il DSM-IV-TR (AAVV, 2000) tra i disturbi d’ansia distingue il DPTS o Disturbo Post Traumatico da Stress e il Disturbo Acuto da Stress.
Il manuale definisce i sintomi del DPTS come segue:
A.     La persona è stata esposta ad un evento traumatico in cui ha vissuto o assistito ad eventi che hanno implicato la minaccia alla propria vita, la morte di altri o lesioni gravi causando sentimenti di orrore ed impotenza.
B.     L’evento traumatico è rivissuto attraverso: ricordi e sogni spiacevoli ricorrenti dell’evento vissuto, l’agire o sentire come se l’esperienza traumatica si stesse ripresentando attraverso allucinazioni o flashback, uno stato di disagio psicologico e/o reattività psicologica riattivati da fattori esterni o interni che ricordano qualche aspetto dell’evento traumatico vissuto.
C.     L’evitamento persistente degli stimoli associati al trauma e quindi sforzi per evitare pensieri, sensazioni, conversazioni ma anche luoghi e persone che lo rievocano o sono associate ad esso, incapacità di ricordare aspetti significativi dell’esperienza traumatica vissuta, sensazione di distacco verso gli altri, incapacità di provare sentimenti d’amore, pessimismo relativo alle future progettualità nell’ambito personali.
D.     L’aumentato livello di arousal con difficoltà di addormentarsi, irritabilità e scoppi di collera, difficoltà di concentrazione.
E.     Il disturbo dura per un periodo superiore ad un mese.
F.     Il disturbo causa disagio e menomazione in ambito personale, sociale, lavorativo.
G.    Il manuale distingue inoltre tra Acuto, se si manifesta entro i 3 mesi, Cronico se i sintomi durano per più di 3 mesi e ad Esordio Ritardato se i sintomi compaiono almeno 6 mesi dopo l’evento stressante.
 
Il Disturbo Acuto da Stress invece, sempre secondo il DSM, si distingue dal DPTS perché può verificarsi anche durante l’intervento stressante con la comparsa dei seguenti sintomi:
-         Sensazione soggettiva di insensibilità, distacco o assenza di reattività emozionale
-         Riduzione della consapevolezza dell’ambiente circostante, per es. rimanere storditi
-         Derealizzazione
-         Depersonalizzazione
-         Amnesia dissociativa (cioè incapacità di ricordare qualche aspetto importante del trauma)
Il disturbo dura al minimo 2 giorni e al massimo 4 settimane e si manifesta entro 4 settimane dall’evento traumatico. 
 
Un modo semplice suggerito da Biagi per scaricare lo stress consiste nel concentrarsi sulla propria respirazione, inspirando ed espirando con calma nel seguente modo:
-         trovare un luogo tranquillo, rilassarsi, ispirando con il naso senza compiere sforzi sollevando le spalle e o gonfiando il torace
-         con i polmoni pieni d’aria trattenere il respiro in modo che l’ossigeno possa raggiungere ogni parte del corpo
-         quando vi sentite più tranquilli espirare dalla bocca, sentendo che con l’aria state espellendo le tensioni accumulate nel corso della giornata.
 
A volte però non basta, il livello di malessere è così elevato che diventa necessario rivisitare seriamente il proprio stato di salute psicofisica e allora accanto alle tecniche di rilassamento è opportuno: fare un bilancio della disponibilità delle proprie forze, del livello di motivazione al compito, cercare di confrontarsi con i colleghi, rivolgersi ad un esperto che aiuti ad identificare i segnali di disagio ricollegandoli alle proprie reazioni emotive, prendersi una piccola vacanza, diminuire i ritmi di lavoro, rivalutare la motivazione al compito, recuperare il senso dell’umorismo ed esercitarlo senza che diventi cinismo o aggressività.
Le professioni d’aiuto, o helping professions, possono portare ad uno stato di affaticamento e di esaurimento emotivo a causa dello stress lavorativo e della dedizione profonda alla causa che può condurre alla sindrome del burnout letteralmente “scoppiato”, “bruciato” che comporta uno stato di distacco, alienazione e un basso livello nelle prestazioni. Adeguate modalità di coping però, ovvero di misure antistress, se sono attuate per fronteggiarlo, come specificavo più sopra, hanno un potere preventivo non indifferente.
 
 
Bibliografia:
Darley M. John, Psicologia,  Vol. II, pag. 117, Ed. il Mulino, 1984, Bologna.   
AAVV, DSM-IV-TR, pag. 502-503 e 506-507, Ed. Masson, 2000, Milano.
Biagi C., Le immagini dell’anima, Ed. Sperling & Kupfer,1997, Cuneo. "
 
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